CURIOSITA’

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La cosa importante è non smettere di porre delle domande. La curiosità ha le sue proprie ragioni per esistere. Uno non può fare altro che restare sgomento quando contempla i misteri dell’eternità, della vita, della meravigliosa struttura della realtà. É sufficiente cercare solo semplicemente di capire un po’ di questo mistero ogni giorno. Mai perdere il gusto di una sacra curiosità.”    –Albert Einstein-

Se fossimo delle automobili, affermerei che i primi due passi servirebbero a capire che tipo di auto vogliamo essere, dove vogliamo andare e con quanta benzina.

Adesso invece direi che è giunto il momento di schiacciare l’acceleratore al massimo!

La curiosità è quella scarica di adrenalina che dovrebbe risvegliare tutti i nostri sensi, quella turbina che alimenta il nostro motore e sprigiona tutte le risorse necessarie per andare avanti. E’ la linfa, una delle questioni più importanti della nostra vita. Ecco perché a volte è un’arma pericolosa, e per questo motivo chiunque voglia ottenere qualcosa da noi, tenderà sostanzialmente ad assopire la nostra curiosità.

Basta fare alcuni esempi tanto evidenti quanto difficili da credere.

Sentiamo dire spesso, che la libertà d’informazione italiana si trova al 57° posto di una classifica mondiale.

Ma cosa vuol dire? Per quale motivo ci hanno messo in quella posizione? Noi ce ne accorgiamo nella vita di tutti i giorni?

Qui entra in gioco la “Curiosità”, quella sana, quella che hanno voluto camuffare da qualcosa a cui non fare riferimento, o addirittura da debellare.

“La curiosità uccide”, dicono per impaurirci, “la curiosità non è bella, è qualcosa per gente che vuole farsi gli affari degli altri”.

Non dobbiamo assolutamente incappare in questi luoghi comuni ma bensì dobbiamo avere il coraggio di essere curiosi.

Si è vero, a volte è pericoloso, a volte talmente difficile da sfiancare anche i lottatori più agguerriti, ma se vogliamo vincere ed essere felici bisogna avere la forza di porsi innumerevoli domande, e ad ogni domanda bisogna avere il coraggio di trovare le nostre personali risposte.

Non quelle che più facilmente giungono ai nostri occhi e alle nostre orecchie, ma quelle che con sudore e caparbietà ci siamo conquistati.

Infondo ci vuole poco per soddisfare la nostra curiosità. Un passo della bibbia dice: “chiedi e ti sarà dato”.

Ah quanta fatica nel chiedere, diremmo oggi.

La società ci ha obbligato ad essere competitivi fin da piccoli, attraverso gli sport agonistici, con i voti a scuola, e poi più avanti con le promozioni in ufficio, le regole di mercato e le guerre. Tutto a discapito dell’altruismo e della umiltà.

Ecco perché è difficile chiedere aiuto o offrirlo gratuitamente.

A volte addirittura, la curiosità è talmente semplice da soddisfare, che basta chiedere a noi stessi!

Noi spesso abbiamo la risposta ai nostri quesiti, e se siamo curiosi di capire noi stessi dunque, possiamo accedere a quelle risorse che ci permetteranno di raggiungere i nostri obiettivi semplicemente analizzando le nostre possibilità e le opportunità che ci offrono coloro a cui siamo disposti a chiedere.

Partiamo ad esempio facendo un piccolo esercizio che potrebbe svelare il nostro grado di curiosità.

Analizziamo la nostra città con quello che sono i luoghi comuni:

dividete una pagina in due colonne e scrivete da una parte i pregi e dall’altra i difetti che la caratterizzano.

Io faccio questo esercizio con la mia città natale, Messina.

 Pregi di Messina:

 

– Messina è una città dove il clima –fortemente influenzato dalle correnti dello stretto- è prevalentemente mite e soleggiato.

– Messina dispone di un patrimonio naturalistico molto ricco e variegato, tra cui le Isole Eolie e Taormina.

Difetti di Messina:

 

– A Messina non c’è lavoro e non ci sono possibilità imprenditoriali senza incorrere nella malavita.

– A Messina lo stato non fa abbastanza, la città è carente di manutenzione e il problema dei rifiuti e del degrado urbano rendono la città quasi invivibile.

Ho voluto esprimere due pareri positivi e due negativi di cui sono sicuro ogni Messinese sarebbe disposto a sottoscrivere in ogni sua parte.

Ecco dunque cosa intendo per pensiero comune. Queste considerazioni di Messina sono il frutto di un intreccio di conversazioni, constatazioni e valutazioni non necessariamente mie, ma di tutte le persone con cui io ho avuto a che fare nei miei primi vent’anni di vita.

Adesso mi pongo una domanda:

ma sono sicuro che queste considerazioni largamente condivise siano veritiere?

A caldo mi verrebbe da rispondere: certamente!

Se lo dicono tutti, e se in qualche occasione l’ho sperimentato anche io è certamente così.

SBAGLIATO!

Io sono rimasto fermamente convinto di queste affermazioni fino al momento in cui la mia “curiosità” ha preso il sopravvento.

Allora mi chiedo:

cosa ho fatto io di così concreto e inconfutabile da poter dire con assoluta certezza che a Messina non c’è lavoro e non ci sono possibilità imprenditoriali?

Qualcuno obietterà di averle provate tutte, ma questo qualcuno evidentemente non si è reso conto che per “tutte” intende soltanto quei tentativi nei lavori che lui o i suoi conoscenti conoscono, tralasciando il fatto che probabilmente ci sono tante altre risorse che semplicemente ignora.

Questo implica che, poiché il forte preconcetto dice che a Messina manca lavoro, allora ci si sente giustificati nel rinunciare dopo pochi tentativi falliti.

Qualcuno perfino penserà che basta anche un solo tentativo per confermare una teoria, ma la scienza insegna che prima di sentenziare su una teoria, bisogna innescare una innumerevole sequenza di tentativi, prove e riprove che possano dare l’assoluta certezza che ciò sia fondato.

Questa regola dovrebbe valere anche per i nostri concetti e le nostre opinioni, purtroppo invece ci si ferma spesso alle apparenze, tralasciando quel percorso che potrebbe portare alla verità assoluta.

Eppure per assurdo i due pregi elencati su Messina, potrebbero dare la risposta ai due difetti!

Come può una città ricca di patrimonio, che offre attrazioni climatiche, naturalistiche ed artistiche, non avere turisti o gente disposta a sfruttare queste risorse?

Com’è possibile che ci siano terreni da sfruttare e nessuno coltiva, scavi archeologici che nessuno finanzia, spiagge meravigliose che nessuno sfrutta per offrire al turista le comodità di cui ha bisogno?

Il problema nasce qualora le risposte a queste domande siano l’elenco dei difetti descritti, ma se ci pensate bene siamo entrati in un circolo vizioso in cui i difetti rispondono ai pregi e i pregi rispondono ai difetti.

Capite bene com’è facile infilarsi in un meccanismo contorto dal quale non se ne viene fuori a meno che non subentri qualcosa che rompa questi muri e sveli la soluzione che si cela dietro.

Questo meccanismo io lo chiamo curiosità!

Basta infatti una buona dose di curiosità per giungere ad altre risposte.

La mia curiosità ad esempio pone queste domande:
quali sono le procedure atte a realizzare lo sfruttamento o la concessione di un patrimonio naturalistico? Più precisamente, cosa posso fare per aprire un lido in una qualsiasi spiaggia inutilizzata nel litorale messinese?

Oppure: quali sono i prodotti tipici o i prodotti ideali per poter avviare lo sfruttamento agricolo di un terreno messinese? Più precisamente, se volessi avviare un’ attività vinicola, che tipo di terreno necessito e che uva potrei coltivare in una città che affaccia sul salmastro dello stretto?

E ancora, se volessi avviare una attività commerciale, che tipo di agevolazioni, incentivi e documenti necessita una città facente parte di una regione a “statuto speciale”?

Potrei andare avanti giorni interi a pormi innumerevoli domande su cosa potrei fare in una città meravigliosa come questa, e sono certo che prima o poi – rispondendo anche ad una sola di queste domande- potrei realizzare un progetto di vita soddisfacente e dignitosa.

Questa è la forza della curiosità, della capacità di porsi domande, della forte volontà di mettere in dubbio tutto quello in cui si crede per scrutare quello che non si immagina ancora.

Credo infine sia necessario -se non assolutamente fondamentale- utilizzare la nostra curiosità al fine di capire quale sia sostanzialmente la nostra concezione filosofica e religiosa della vita.

Saper rispondere a questa domanda può fare la differenza tra ciò che siamo e ciò vogliamo ottenere.

E’ importante per capire noi stessi prima di tutto e capire successivamente, che cosa questa scelta comporta.

Poiché parlare di teologia e filosofia risulterebbe molto complesso e impegnativo per questo manoscritto, cercherò di raggruppare il tutto in due grandi aree.

Non me ne vogliano dunque coloro che avrebbero tanto da dire in merito, ma ho assolutamente bisogno di generalizzare.

Per chi invece ne ignorasse il significato potrebbe rappresentare un primo esercizio verso quella sana curiosità che ci servirà in tutto il percorso.

Come dicevo ho deciso di dividere questa tematica in due grandi concetti che chiameremo Teismo e Deismo.

“Il teismo, nell’accezione più ampia, è la credenza che esiste almeno una divinità. Più specificamente, il teismo è comunemente una dottrina monoteistica riguardante la natura di una divinità e il rapporto tra quest’ultima e l’universo. In tale senso specifico, il teismo concepisce Dio come personale, presente e attivo nel governo e nell’organizzazione del mondo e dell’universo; descrive così la concezione classica di Dio che si trova nel cristianesimo, nell’ebraismo, nell’islam, nel sikhismo e nell’induismo.

L’uso del termine teismo per indicare questa forma classica di monoteismo ebbe inizio durante la rivoluzione scientifica del XVII secolo per distinguerlo dall’allora emergente “deismo”, il quale sosteneva che Dio, sebbene trascendente e supremo, non interviene nel mondo naturale e potrebbe essere conosciuto per via razionale, non tramite una rivelazione.

La concezione deistica, nata in un’epoca fortemente segnata dalle guerre di religione, intende così -mediante il solo uso della ragione- porre fine ai contrasti fra le varie religioni rivelate in nome di quell’univocità della ragione, sentita, in particolare nell’ottica dell’illuminismo, come l’unico elemento in grado di accomunare tutti gli esseri umani.”

Dopo aver riflettuto a lungo sulle due definizioni, possiamo giungere alla conclusione che vedere fondamentalmente la vita in uno o nell’altro modo, può incidere fortemente sul destino di ognuno di noi, più specificamente su come il nostro “Io” reagisce alle circostanze che la vita ci pone davanti.

Se ci pensate bene, questa differenza è la caratteristica principale che distingue gli occidentali dagli orientali.

Immaginate ad esempio la reazione di un Europeo o di un Indiano di fronte a una problema pratico della vita quotidiana.

L’europeo è ossessionato dal perfezionismo, dalla “praticità delle cose” dalla comodità e dallo scorrere del tempo.

L’indiano invece non se ne preoccupa affatto, poiché nella sua cultura la concezione di tempo è principalmente una definizione relativa che non implica l’interesse del passato o del futuro, concentrandosi dunque sul presente e su ciò che risulta essenziale e non indispensabile.

E’ evidente allora che nelle medesime situazioni due persone, che hanno le stesse risorse, andranno tendenzialmente verso due differenti percorsi di vita.

Questa è la dimostrazione pratica di come a mio parere il destino di ognuno di noi è fortemente influenzato dalla nostra ragione.

Cerchiamo di essere dunque innanzitutto curiosi di noi stessi, per capire come la nostra impostazione culturale influisce sulla vita di tutti i giorni.

Non fatevi trascinare da quel sentore comune che associa gli occidentali al teismo e gli orientali al deismo, perché ognuno di noi è parte di tutto il mondo e tutto il mondo ha diritto di esprimere individualmente il proprio pensiero, a prescindere se nella vostra comunità è stata eretta una chiesa o una moschea.

La Sicilia ad esempio –terra di confine- è il classico esempio di contrasto e contraddizioni culturali che col tempo assume l’uno o l’altro significato.

Sapevate ad esempio che la cattedrale di Palermo era in principio una moschea?

Gli arabi hanno dominato questa meravigliosa isola per più di duecento anni e ci hanno lasciato cultura e ricchezza.

Forse per questo motivo –da buon siciliano- sento la forte esigenza di esortare voi tutti ad uscire dagli schemi convenzionali, gli stessi che ci hanno intrappolato nella vita che conduciamo meccanicamente.

La curiosità dunque è sostanzialmente la conseguenza dell’aver messo in dubbio ogni cosa, diretta o indiretta rispetto alla nostra vita.

A volte crediamo che “curiosare” nelle cose a noi lontane –come la politica, le altre religioni o le altre usanze- sia qualcosa che non ricade direttamente sulla nostra vita, quando in realtà proprio nel nostro vent’ennio abbiamo conosciuto la globalizzazione e la liberalizzazione di mercato, che ci hanno reso schiavi e succubi di un qualcosa che non eravamo preparati a gestire.

In altre parole ciò che crediamo lontano ci ha assalito letteralmente, e ci ha trovati spiazzati proprio perché la nostra curiosità non ha mai superato la punta del nostro naso.

A questo punto, avendo capito chi siamo, cosa “non vogliamo” e il modo con cui dobbiamo porci determinate domande, non resta che passare al passo successivo e trovare insieme il metodo d’azione per raggiungere i nostri scopi.

In breve

 

Tutto ciò che accade nella nostra vita ha un senso, una spiegazione, un motivo di esistere. Il segreto nel poter gestire e dirigere queste eventualità, sta nella nostra curiosità.

Chi non si ferma alle apparenze e ha il coraggio di chiedere e ricercare risposte, è il vero padrone della propria vita.

La voglia di sapere è la base del sapere stesso, dal quale scaturisce la progettazione e l’attuazione della nostra vita.

“Chi non pianta il seme della curiosità si limita a sopravvivere mangiando foglie secche.”

———————————- fine capitolo ———————————————-

Adesso si fa sul serio!

Prendi nota su un foglio e nella prossima settimana accetta questa sfida:

Lunedì e Martedì rinuncia a pane, pasta, dolci. Preferisci verdure e spezie.

La sera prima di andare a letto pronuncia queste parole:

“Io sono Dio, io sono l’amore, io sono tutto ciò che desidero”.

Ripetilo per tre volte.

Mercoledì e Giovedì digiuna per 12 ore, scegli tu l’intervallo di tempo ma preferisci la parte pomeridiana.

La sera prima di andare a letto pronuncia queste parole:

“Io sono forte, io posso affrontare le difficoltà, io mi amo.”

Ripetilo per 3 volte.

Venerdì vai a trovare o chiama una persona a te cara.

Parlagli del cambiamento che stai facendo e dimostragli come sei orgogliosa di te stessa. Condividi le tue conquiste o le tue preoccupazioni.

La sera prima di andare a letto pronuncia queste parole:

“Io amo la vita, io amo le sfide, io amo la mia forza”.

Ripetilo per 3 volte.

Domenica riposa.

Se hai ancora difficoltà io sarò lieto di ascoltarti. Il mio numero di telefono è 347231831

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