MANUALE PRATICO

Condividi i sette passi.

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Nonostante gli sforzi, consapevole dei miei limiti nel dover esporre chiaramente alcuni concetti -che spero abbiate letto con “passione” e “curiosità”- ho pensato che il modo migliore di entrare in sintonia con voi lettori, sia tentare di concretizzare i sette passi in esempi pratici ed esplicativi su ciò che intendo dire, attraverso racconti verosimili.

Mi preme sottolineare che i sette passi sono il frutto di un percorso interiore lungo circa dieci anni.

Potete immaginare dunque come sia difficile riassumere tutto e incasellare chiaramente ogni singolo concetto realizzato e compreso durante questo lungo periodo di tempo.

Ho dovuto, seppur controvoglia racchiudere tutto in grandi aree di pensiero, che si sono materializzate in questi sette passi, e allo stesso modo mi trovo costretto a raggruppare gli esempi pratici con il criterio che possano raggiungere il maggior numero di lettori.

Ecco per cui alcuni esempi potranno sembrarvi superficiali.

Ma se avete letto prima di tutto i sette passi, sono sicuro che avrete la consapevolezza necessaria per scorgere nelle piccole cose, tutte le sfumature e i messaggi importanti che esse racchiudono.

Giovanni Caruso

DI SEGUITO UN ESEMPIO ESTRATTO DAL LIBRO:

Laureato disoccupato

Sono un giovane laureato in giurisprudenza. Ho terminato il corso di laurea da due anni e non riesco a trovare una collocazione consona ai miei studi.

Ho lavorato tre mesi stagionali in una pizzeria per dimostrare a me stesso e ai miei genitori che non sono uno sfaticato e che voglio dare giusta riconoscenza alla fiducia che hanno riposto in me.

Adesso mi ritrovo davanti a un pc, ad inviare curriculum a tutti gli studi legali della città, ma nessuno risponde.

Decido allora di lasciare il mio curriculum di persona.

Noto la rassegnazione della segretaria mentre gli porgo il foglio. “Chissà quante facce come me ha dovuto vedere” penso tornando a casa sconsolato.

Questa fase d’immobilità si perpetua da troppo tempo e sento pian piano svanire le energie iniziali. L’ottimismo e gli stimoli decrescono rapidamente e tutto sembra statico.

Non mi rimane che aspettare un cambiamento, un’occasione.

Infondo nei film e nei romanzi si legge spesso del destino e delle fortune inaspettate.

Magari alle prossime elezioni cambia il politico di turno e qualcosa si sblocca.

Magari vinco un concorso pubblico, anche se si sente parlare continuamente di brogli e raccomandati.

Non mi rimane che attendere, confidando nella forza dei miei genitori, che con amore perseverano nei sacrifici.

Oppure potrei interrogarmi sul senso di tutto ciò, intraprendendo un cammino che possa portare il cambiamento.

“Cosa mi ha spinto a intraprendere il percorso formativo in giurisprudenza?” penso rileggendo alcuni capitoli di vecchie dispense d’università.

Ricordo alcuni episodi significativi delle superiori, dove le ingiustizie dei professori non mi facevano dormire la notte. E quelle degli amici sbruffoni, delle ragazzine belle e vanitose a cui non andavo proprio a genio. E poi il volontariato alla Caritas, quei poveri rifiuti della società, e gli internati dell’ospedale psichiatrico giudiziario, schiavi di un sistema marcio fino all’osso.

Ecco, questo è il motivo per cui ho deciso d’imparare la legge e tutte le regole che permettono queste realtà spesso contraddittorie.

“E adesso cosa faccio?” mi dico allo specchio. Sono qui a dannarmi per un posto di lavoro, per giustificare i sacrifici dei miei genitori, per compiere ciò che la società mi ha insegnato: lavora, spendi, procrea.

Dov’è finita in tutto questo la mia passione?

Forse è giunto il momento di rifiutare questo stato di cose, questa penosa ricerca di una fonte di soddisfazione economica fine a se stessa.

Io sono le mie passioni, non un numero, non una etichetta.

Cosa ne è stato di quei poveretti della Caritas, o dell’ospedale psichiatrico?

Torno al pc, e questa volta lo faccio per soddisfare una mia curiosità.

Leggo con stupore che una recente legge dispone la chiusura degli otto O.P.G (ospedali psichiatrici giudiziari) presenti in Italia, ma tale legge viene prorogata già da qualche anno per la mancanza di un servizio alternativo di cui dovrebbero farsi carico le Asl locali.

Ma che fine faranno allora gli internati?

Provo a immaginare cosa accadrebbe se queste persone, colme di un forte disagio sociale, venissero rilasciate improvvisamente lungo le strade delle nostre città, e vedo una prospettiva tremendamente dannosa, tanto per i cittadini quanto per questi bisognosi di cure.

Decido allora che è tempo di andare a visitare nuovamente questa struttura e scopro che nonostante le nuove disposizioni –che sembrano donare libertà agli internati- in realtà ci si prepari all’ennesimo gioco maldestro in cui tutto sembra cambiare per poi ritrovarsi in una struttura dal nome diverso ma con le stesse mansioni. Proprio come accadde quando la legge Basaglia del 1980 disponeva la chiusura definitiva dei manicomi, per poi ritrovarsi delle strutture che oltre alla tristezza dei manicomi aggiungeva le celle delle carceri.

Oltrepasso il cancello e le inferriate di una di queste strutture, e il mio cuore palpita tremendamente.

Durante la visita conosco alcuni parenti che ancora credono alla guarigione dei loro cari e non si rassegnano a dare quel piccolo sostegno attraverso le visite settimanali, ma vedo nei loro occhi la rassegnazione all’ingiustizia.

Mi propongo di aiutarli in qualche modo, forse adesso la mia laurea può giovare ad una giusta causa.

La voce si sparge velocemente e sempre più familiari mi contattano per sapere come possa un giovane laureato in giurisprudenza aiutare quattro “matti” a far valere i propri diritti.

Non lo so ancora, ma ho trovato la mia ragione di vita, e un piccolo anticipo per le pratiche d’ufficio.

Non mi rimane che trovare un metodo efficace e forse un giorno avrò il mio studio, con la consapevolezza che tutto è nato dal coraggio di guardare la vita da una prospettiva diversa.

COSA ASPETTI? INIZIASUBITO I TUOI SETTE PASSI!