METODO

(Capitolo libro)

Fino a questo passo ho cercato di analizzare il percorso in maniera molto generica proprio per rendere l’idea che -come già detto più volte-  il nostro cambiamento è soggetto prima di tutto al nostro modo di essere e non principalmente in ciò che si realizza.

Questo passo rappresenta invece un suggerimento pratico su come raggiungere la ricchezza in maniera più o meno ricercata.

Analizziamo con “curiosità” il termine:

Il termine metodo, dal greco méthodos (inseguire, andare dietro), è l’insieme dei procedimenti messi in atto per ottenere uno scopo o determinati risultati.

Il metodo è dunque il passo successivo alla realizzazione dell’insieme di noi stessi, di chi siamo, di cosa non vogliamo e di cosa ci interessa ottenere.

Naturalmente ognuno di noi può e deve elaborare il proprio metodo grazie all’immaginazione, ma esistono delle linee guida generali che possono indicare più o meno la direzione.

Immaginate di avere una bussola che vi indica sempre il nord.

In qualsiasi destinazione vogliate andare la bussola non può di certo indicarvi il punto esatto!

Ma nonostante tutto è lo strumento fondamentale del navigatore, poiché proprio quei punti di riferimento ci orientano verso la meta, che dobbiamo raggiungere tracciando la nostra rotta.

Ho detto in precedenza che avrei parlato ancora di lavoro, perché – come scritto nella nostra costituzione – rappresenta il primo principio di ogni cittadino che reclama dignità e indipendenza.

Quando ebbi la prima delusione lavorativa, iniziai a elaborare degli schemi mentali che – collegati come una ragnatela – hanno contribuito a formare il metodo che oggi mi permette di procedere spedito verso gli obiettivi prefissati.

Ogni schema mentale deve rappresentare un concetto ben chiaro che incastonato in una serie di altri concetti delinea la strada o le opportunità che possiamo cogliere.

E’ innanzitutto fondamentale capire che le opportunità non accadono, a meno che noi stessi non gli diamo la possibilità di accadere!

Le opportunità ci sono, sono attorno a noi, riusciamo perfino a crearle, ma bisogna avere il coraggio e l’immaginazione in tali misure da poterle riconoscere e cogliere al volo.

Ho sentito e risentito la cantilena degli scettici e dei negativi che continuano a trovare tutte le giustificazioni al fatto che il lavoro è scarso, difficile e addirittura inesistente.

Allora il primo schema mentale è:

Mario Rossi è fermamente convinto che una opportunità di lavoro c’è, ma probabilmente lui non la riconosce, la ignora, oppure non la concepisce come tale.

Se ci prendessimo ad esempio un po’ di tempo per scrivere in un foglio tutti i mestieri da noi conosciuti, probabilmente ne scriveremmo circa trenta.

La realtà è che esistono più di 500 profili professionali, e non esiste una lista completa di mestieri poiché ogni giorno ne nascono di nuovi!

Quindi a questo punto si apre una opportunità, ovvero conoscere più mestieri di quelli che già sappiamo, ampliando così la possibilità di intraprendere un percorso lavorativo.

Ho visto gente sbattere la testa dietro gli stessi mestieri per anni per il semplice fatto di avere timore di non saperne fare altri.

Mario Rossi è fermamente convinto che il lavoro c’è, e adesso è consapevole che potrebbe trattarsi di qualcosa che ancora ignora.

Come già detto, pur non scartando la possibilità di accettare un lavoro tradizionale non entusiasmante (solo per brevi periodi di tempo), dobbiamo essere consapevoli che un mestiere non fa parte di un ciclo chiuso, perché possiamo associarlo ad altri impieghi.

Il nuovo schema mentale di Mario Rossi  dunque, è rendersi consapevole che da un qualsiasi lavoro, si possono aprire prospettive per un altro impiego, o mansioni diverse all’interno dello stesso impiego.

Mario Rossi così apre alla possibilità di sfruttare le esperienze acquisite verso altri orizzonti, senza il timore di dover lasciare qualcosa che si sforza di sopportare piuttosto che sognare qualcosa di nuovo.

Dobbiamo capire innanzitutto che i mestieri non sono una realtà dissociata dalla nostra vita privata, ma – soprattutto oggi – rappresentano buona parte della nostra vita.

Mario sa che per dar via alle possibilità, bisogna mantenersi in costante movimento, cercare lavoro anche quando lo si ha, chiedere sempre (e a tutti), vivere la ricerca come una missione e non come un tentativo, poiché il tentativo contempla il fallimento, mentre la missione contempla solo il raggiungimento – prima o dopo – del risultato sperato.

Ma supponiamo che i tentativi di ricerca non siano andati a buon fine.

Il signor Rossi sa che può affidarsi ad un altro schema mentale che ci porta ad un bivio.

Continuare la missione di ricerca, oppure tentare la progettazione e creazione di una nuova opportunità lavorativa.

Molti di noi non si accorgono che il mondo è in continua e rapida evoluzione. Purtroppo le notizie brutte sono quelle che fanno maggior rumore, per cui si sente parlare di disoccupazione, di licenziamenti, di cassa integrazione, ma al tempo stesso non ci si rende conto di quella buona parte di società che progredisce, che si reinventa un lavoro, che approfitta di una crisi per cambiare vita, e quasi sempre in meglio!

Un buon consiglio che vorrei dare per imparare a familiarizzare con questo concetto è:

Ignorate la televisione e i social network per un determinato periodo di tempo, e nel contempo provate a rimpiazzare quel vuoto con delle curiosità vostre. Leggete un bel libro, trovate un passatempo creativo, fate bricolage.

Insomma distaccatevi dalla società e vivete un periodo di riflessione con voi stessi. Ascoltate il vostro corpo, meditate sulle vostre idee, parlate con voi stessi e chiedetevi cosa vi renderebbe felice.

Questo è l’unico modo per rinascere.

Ma torniamo ad analizzare il lavoro.

Esso ha bisogno innanzitutto di risorse da sfruttare, come materie prime, materie riciclate o perché no, materie nuove. Successivamente necessitiamo di utilizzatori finali che possano garantire l’esistenza di quel mestiere.

E’ importante affermare che Mario Rossi ha volutamente cancellato dal suo schema mentale l’importanza dei capitali economici necessari alla realizzazione del progetto.

Lui sa che partire dall’idea che ogni progetto ha bisogno di capitali è il modo migliore per soffocarlo sul nascere!

I capitali sono e devono rappresentare soltanto un passaggio naturale tra il progetto e la realizzazione.

Questo è il nodo principale di tutto il percorso, perché è la scusa per eccellenza dove ogni pessimista poggia le basi del suo giustificare la propria immobilità.

Mario Rossi è un ottimista!

Il vero capitale sono le idee, le persone, e il nostro metodo.

Facciamo un esempio pratico.

Mario Rossi ha lavorato per un breve periodo di tempo presso una profumeria.

Il commesso –seppur mestiere nobile – non è ciò a cui aspira, ma come abbiamo detto questa esperienza potrebbe nascondere i presupposti per qualcosa di cui egli possa davvero innamorarsi.

Gli piacciono i profumi, e la “curiosità” -di cui ha fatto ragione di vita- lo porta a chiedersi di cosa essi siano fatti e di cosa sia necessario alla loro produzione.

Il signor Rossi ha appena scoperto che i profumi possono essere il frutto di una miscela di alcool e oli essenziali, che a loro volta sono composti da essenze naturali (come i fiori) e oli naturali (come l’olio di cocco o girasole).

Con poche ore di ricerca riesce a capire che è possibile creare artigianalmente profumi.

Ecco dunque che da una semplice curiosità si attivano tutti quegli schemi mentali che porteranno Mario Rossi alla produzione e distribuzione di profumi biologici!

Magari un giorno si ritroverà ancora in un negozio a vendere profumi, ma stavolta con la consapevolezza  che si tratta di prodotti pensati e realizzati dalla sua azienda.

A questo punto molti di noi (pessimisti) penseranno che stiamo parlando di assurdità e che senza capitali non avrebbe ottenuto nulla.

Vi chiedo allora: quanto capitale serve per raccogliere fiori in un campo?

Avete mai davvero provato a realizzare qualcosa senza fermarvi alle comuni apparenze?

Facciamo un altro esempio:

Il signor Rossi ha come obiettivo trovare un lavoro gratificante che possa garantire il sostentamento della famiglia.

Si è trovato improvvisamente senza lavoro e dispone di un anno di tempo per ricollocarsi in un altro impiego.

Mario Rossi è demotivato poiché sa –per sentito dire – che il suo paese non offre grandi possibilità.

Il suo lavoro è sempre stato nell’edilizia e dunque decide di girare tutti i cantieri in cerca di un collocamento, ma l’edilizia nel suo paese è satura e quindi non ci sono prospettive di lavoro.

L’angoscia aumenta poiché ha trovato riscontro su ciò che aveva sentito dire, ovvero che il lavoro scarseggia e i cantieri non accettano più nessuno.

Tutto è scontato, è deciso, il lavoro non c’è e l’umore è sotto i piedi.

Non rimane che aggrapparsi al vittimismo, all’alienazione tra noi e la società che ci opprime, a loro, che non fanno niente per Mario.

Oppure il signor Rossi può decidere di provarci sul serio!

Lui si affida al suo istinto, o a ciò che un buon amico gli ha consigliato e decide che non può finire tutto così, che forse non ha fatto abbastanza, o non conosce tutte le opportunità.

Ecco dunque che la ricerca e la curiosità deviano leggermente il loro percorso.

Prima di cercare concretamente un lavoro, Mario spinto dalla passione, o dall’orgoglio, sfrutta la curiosità per capire prima di tutto quale metodo usare per raggiungere il proprio obiettivo.

Inizia dunque a chiedersi come trovare un lavoro, e non dove il lavoro stesso può nascondersi.

Incredibilmente si aprono nuove strade e nuove opportunità.

Egli scopre che nel territorio ci sono delle agenzie di lavoro “temporaneo” che possono offrire una rampa di lancio verso una prima collocazione (www.adecco.it; www.umana.it; www.e-work.it; www.randstad.it; www.manpower.it)

Trova inoltre che su internet ci sono altre aziende specializzate in tutto il territorio italiano (www.monster.it; www.infojobs.it; www.cliclavoro.gov.it; www.Subito.it) che con alcuni semplici passi ti aiutano a compilare un curriculum e ti mettono in contatto con aziende a cui serve personale.

Scopre infine la buona e vecchia regola del passaparola, che però a dispetto di qualche hanno fa, ha sostanzialmente triplicato le potenzialità grazie ai social network, che permettono il raggiungimento di un numero elevato di persone con pochi sforzi (www.facebook.it; www.linkedin.com; www.twitter.com; www.istagram.com).

Adesso Mario ha trovato stimoli, buone prospettive e coraggio.

Da qui in poi non resta che aspettare la meravigliosa immaginazione del destino, che comunque Mario è riuscito a indirizzare nella strada giusta, poiché rimanendo fermo nei preconcetti ereditati dalla società, non avrebbe avuto nessuno sbocco e nessuno stimolo nel trovare una nuova opportunità lavorativa.

Se siete ancora fermi sulle vostre (vecchie) idee allora è giunto il momento: fate un bel sospiro amareggiato e chiudete questo libro, ora.

Se invece avete avuto la voglia o semplicemente la “curiosità” di sfogliare le pagine vuote, siate consapevoli che avete compiuto il primo passo importante verso il cambiamento.

Un cambiamento radicale e profondo che parte fondamentalmente da un principio assoluto: la consapevolezza.

Siate consapevoli delle vostre potenzialità, siate consapevoli che la vita è così bella, proprio perché è varia e offre innumerevoli occasioni. Se non è quello che vedete, allora siate consapevoli che non adocchiate il mondo nel modo migliore.

Tutto è possibile credendoci ma soprattutto allontanando da noi ogni dubbio e ogni pessimismo.

Sono parole forti le mie, e potete sentirvi liberi di non credere, questo certo non cambierà la mia vita, né tanto meno la vostra, quindi cosa vi trattiene dal provare?

Abbiamo detto dunque che il metodo è l’arma fondamentale per vincere, e il metodo si ottiene nella perseveranza di tentativi. Se i tentativi hanno uno scopo ben preciso, allora il metodo non tarderà ad arrivare, se invece i vostri obiettivi non sono ancora chiari, allora tornate un passo indietro.

“Non abbiate paura di fare un passo indietro se l’obiettivo è prendere la rincorsa”.

 

Il signor Rossi dunque ha ben chiaro cosa pensare, chi vuole essere (o non essere) ma non ha ben definito che tipo di metodo utilizzare per migliorare la propria vita o raggiungere un obiettivo ambito.

Se anche voi avete lo stesso problema, allora cerchiamo di fare degli schemi mentali insieme:

Prendiamo un foglio e dividiamolo in due colonne.

Nella prima colonna scriviamo tutto quello che di significativo abbiamo fatto nella nostra vita. Dopodiché scriviamo nella colonna accanto tutto quello che di buono abbiamo imparato dalle relative esperienze.

Facciamo un esempio:

Prima colonna

  • Ho lavorato 5 anni in un call center
  • Ho cresciuto 3 figli
  • Ho fatto un viaggio oltreoceano
  • Ho fatto un incidente grave
  • Ho fatto sport per 10 anni
  • Ho lavorato 6 anni in un negozio di abbigliamento
  • Ho conosciuto mio marito
  • Mi sono presa cura di mio padre nella malattia

Etc. etc.

Seconda colonna

-Al call center ho imparato ad avere pazienza

-Crescere tre figli mi ha fatto capire cosa vuol dire prendersi cura di bambini

-Il viaggio mi ha fatto conoscere nuove culture e a volte mi ha fatto apprezzare di più il mio paese.

-L’incidente mi ha reso più prudente alla guida.

-Lo sport mi ha reso più agile e forte caratterialmente.

-Il negozio di abbigliamento mi ha insegnato i gusti delle persone.

-Mio marito mi ha insegnato l’amore e la perseveranza. Etc. etc.

Dopo aver compilato accuratamente ed esaustivamente la nostra lista, cancelliamo o strappiamo la parte in cui abbiamo scritto cosa abbiamo fatto, e osserviamo soltanto la colonna in cui abbiamo scritto cosa abbiamo imparato.

Proviamo a cancellare anche mentalmente quello che abbiamo fatto, come se qualcuno che non conosciamo ci avesse consegnato la lista di quelle esperienze.

Rileggendo le esperienze, ci accorgeremo come per incanto che quasi tutto ciò che abbiamo scritto potrebbe andare bene per tanti altri lavori o situazioni della nostra vita. Ad esempio:

Ho imparato ad avere pazienza, potrebbe tornare utile con altre innumerevoli occasioni. Capire cosa vuol dire prendersi cura dei bambini potrebbe aprire le porte per nuove orizzonti, (come ad esempio lavorare in un asilo nido, fare volontariato con bambini disabili, fare la baby sitter).

Conoscere nuove culture apre alla possibilità di poter scegliere di andare via da una situazione difficile per cercare una nuova vita altrove, perché più si viaggia e più si impara a conoscere la propria cultura, il proprio paese, con i pro e contro che comportano.

Tutto questo per dire che pur senza rendercene conto, ognuno di noi nella propria vita immagazzina innumerevoli esperienze che rimangono chiuse nei nostri cassetti mentali, semplicemente per il fatto che non usiamo quella “immaginazione” che ci permette di aprirli, metterli su un tavolo e confrontarli.

Immediatamente si apriranno nuovi scenari nella nostra vita!

Questo metodo è uno dei più semplici e intuitivi, quindi se non sapete da dove cominciare approfittate di questa occasione e prendete subito carta e penna.

In bocca al lupo.

In breve

 

Il metodo è il modo con cui gestiamo la curiosità e l’immaginazione.

E’ l’insieme dei tentativi –spesso falliti- che per esclusione ci portano a trovare la via che più ci appartiene.

Il metodo non contempla il fallimento ma il raggiungimento di una nuova disposizione delle cose, che prima o poi andranno bene per i nostri piani.

Giovanni Caruso

Se se pronto ad andare avanti segui il prossimo passo.